IL DIGESTATO LIQUIDO: CARATTERISTICHE E POSSIBILI FORME D’IMPIEGO.

IL DIGESTATO LIQUIDO: CARATTERISTICHE E POSSIBILI FORME D’IMPIEGO.

di Andrea Prato*

 

Cos’è il digestato. 

 

Con il termine digestato si definisce quanto rimane della massa dei rifiuti zootecnici dopo la trasformazione in biogas; in pratica si tratta di un liquame ri-digerito in maniera naturale. Il digestato di origine zootecnica si compone esclusivamente di deiezioni da allevamenti e sostanze vegetali consentite d’origine agricola; tale composizione lo pone al di fuori del campo di applicazione della normativa sui rifiuti. È evidente come la produzione di residui organici quali letame e liquame ponga alle aziende serie questioni problematiche sotto il profilo ambientale. Questo vale soprattutto per il liquame, in quanto diversamente dal letame (che è suscettibile di essere sottoposto ad un processo di accumulo e stoccaggio attraverso la realizzazione di idonee aree impermeabilizzate in grado di impedire qualsiasi forma di inquinamento), non si presta per sua natura ad un analogo trattamento. I liquami consistono essenzialmente di una miscela di residui da deiezione animale, che vengono diluiti con acqua di lavaggio. A differenza del letame, i liquami non si prestano affatto ad essere impiegati utilmente quali sostanze dotate di capacità fertilizzanti, considerato il loro assai povero contenuto di sostanze nutritive, mentre per contro presentano il grave inconveniente di avere un potere altamente inquinante a causa dell’elevato contenuto di sostanze chimiche quali azoto, fosforo e potassio, tutte potenzialmente nocive per l’equilibrio ecologico del terreno.

 

 

Un sistema efficiente di smaltimento dei liquamie. 

 

Tenuto conto della grande quantità di liquami prodotti in un anno dagli allevamenti, ne deriva la conseguenza della necessità di adottare un sistema realmente efficiente per il loro smaltimento, in grado di garantire al tempo stesso il rispetto dell’ambiente circostante. In Italia la normativa in materia dispone le procedure che disciplinano le attività di smaltimento dei liquami, regolate da apposite leggi. Si deve tuttavia tenere conto di un ulteriore problema, rappresentato dalla difficoltà di verificare la capacità di assorbimento dei terreni, che può variare a seconda del tipo di substrato pedologico. Va altresì considerato il differente tipo di impiego come nel caso degli allevamenti industrializzati o intensivi, conosciuti anche come allevamenti “senza terra”.

 

Digestato liquido come ammendante organico naturale.

 

Gli ammendanti organici sono sostanze facenti parte della categoria degli “ammendanti e correttivi”. Essenzialmente sono prodotti utilizzati con l’obiettivo di assicurare ed aumentare la capacità della fertilità organica del terreno da utilizzare per scopi agricoli-zootecnici.ammendante organico liquido, proveniente da processo di digestione anaerobica da Biogas, sul quale inoculare funghi micorrizici, con effetti benefici per la rizosfera (ovvero, la parte di suolo attorno alle radici delle piante, da cui queste ricavano le sostanze nutrienti essenziali e l’acqua) delle colture sperimentali. Si sta tentando da parte di alcune aziende di sperimentare l’utilizzo del digestato liquido inoculato con diversi tipi di funghi micorrizici (cioè che vivono in simbiosi con determinate piante) per la fertirrigazione in serra ed in campo mediante idonee metodologie.

*Andrea Prato

Ruolo: consulente di direzione
Posta elettronica: prato64@icloud.com
Telefono: 360.1082677
Ufficio: 079.237489
Titolo di studio: laurea in legge con specializzazione SDA Bocconi in marketing, direzione aziendale, vendite, statistiche, internazionale delle PMI.

I Numeri: 

Utilizzo reflui zootecnici in Italia per produzione e utilizzo del bio-gas 

 

      • La produzione e l’utilizzo del bio-gas ottenuto dalla co-digestione anerobica di reflui zootecnici e biomasse agricole ha registrato negli ultimi anni in Italia un notevole incremento, soprattutto nelle regioni settentrionali. Nel 2015 l’Italia, con circa 1200 impianti e 1000 MW di potenza installata, si è collocata al secondo posto in Europa dopo la Germania.

Il rapporto piante-funghi micorrizici

    • Le micorrize sono forme di associazioni simbiotiche che si instaurano tra radici di numerose piante (anche coltivate) e alcune specie di funghi (taluni ipogei). Detti rapporti di simbiosi presentano la caratteristica di fornire reciproci vantaggi agli organismi tra i quali si instaurano. La pianta fornisce ai funghi simbionti gli zuccheri prodotti per fotosintesi, essendo questi impossibilitati a procurarseli attraverso la fotosintesi clorofilliana. I funghi a loro volta sono in grado di metabolizzare gli elementi minerali presenti nel terreno necessari allo sviluppo della pianta.
    • Tra i vantaggi offerti dal rapporto simbiotico pianta-fungo si possono annoverare: 1) un aumento consistente dell’estensione dell’apparato radicale tale da accrescerne le potenzialità assorbenti; 2) un aumento della resistenza da parte della pianta alle malattie fungine; 3) una capacità della pianta di miglior assorbimento di macroelementi (azoto, fosforo, potassio) e microelementi presenti nel terreno; 4) una riduzione degli stress a causa di siccità, squilibri climatici e crisi di trapianto.